23
set
10

I COMUNISTI APPOGGIANO LO SCIOPERO DEI RICERCATORI UNIVERSAITARI

Da ormai oltre due anni è forte il malcontento in tutto il Paese verso le politiche del Governo Berlusconi nei confronti dell’Università pubblica. 

Nel 2008-2009 la manovra finanziaria (L. 133) e la L.1 hanno attuato una limitazione del turn over di docenti e ricercatori al 20%, hanno “proposto” la possibilità per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato, e hanno attuato un taglio di 1,5 miliardi di euro di finanziamenti tra il 2010 e il 2011.

Attualmente alla Camera si sta discutendo il disegno di legge Gelmini, ultimo atto di questa sagra fondata sulla demolizione dell’idea di Università pubblica, statale e libera. Questo prevede, tra le altre cose, l’eliminazione del Consiglio degli Studenti, un numero di privati maggioritario all’interno del Cd’A e un forte calo delle risorse per il diritto allo studio.

Per quanto riguarda i ricercatori, la situazione è altrettanto tragica: l’art. 12 del presente disegno di legge prevede, infatti, esclusivamente contratti a tempo determinato di durata triennale, prorogabili una sola volta per altri tre anni previa valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte.  Insomma, il contratto a tempo indeterminato non esisterà più.

 Per tutti questi motivi, da alcune settimane i ricercatori hanno iniziato scioperi e proteste in tutta Italia: 6000 ricercatori hanno dichiarato di aderire alla protesta. Gravissima è stata la reazione del Rettore di Bologna Prof. Ivano Dionigi il quale ha deciso di sostituire i ricercatori in sciopero con professori a contratto.

 Per quanto riguarda l’Università di Ferrara, i ricercatori che aderiscono al blocco della didattica sono oltre un centinaio, quasi il 60% dei 200 che sono assunti da UniFe. Ciò porterà le Facoltà di Ingegneria, Scienze, Farmacia, Architettura e Lettere e Filosofia  a non riuscire a far partire l’Anno Accademico nei tempi previsti. I ricercatori di Economia, Medicina e Giurisprudenza hanno comunque espresso solidarietà ai colleghi.

Sia a Ferrara che a livello nazionale i ricercatori chiedono che siano svolti regolari concorsi nazionali a cadenza annuale, basati sulla valutazione dei titoli e dell’attività di ricerca e didattica. Gli ultimi concorsi risalgono infatti al 2005.

La FGCI e il PDCI – Federazione della Sinistra anche a Ferrara appoggiano le proteste dei ricercatori e gli scioperi indetti dalla FLC-CGIL a partire dall’8 ottobre prossimo.

Gli scioperi e le proteste dei ricercatori sono uno strumento per evidenziare l’importanza degli stessi nel mondo universitario: senza di loro verrebbero, infatti, a mancare servizi essenziali per gli studenti che spesso i ricercatori stessi compiono gratuitamente.

 Ci auguriamo infine che la proposta del Rettore bolognese Prof. Dionigi di sostituire i ricercatori in sciopero con docenti a contratto sia bloccata e non sia imitata dal nostro Ateneo.

13
mag
10

La via cinese al socialismo

Intervista al compagno Huang Hua Guang, responsabile per l’Europa Occidentale del Dipartimento Esteri del Partito Comunista Cinese

su http://www.lacinarossa.net - Tratto da: “l’Ernesto”

Intervista a cura di Walter Ceccotti - Ottobre 2009.

In occasione del Sessantesimo Anniversario della Repubblica Popolare Cinese una delegazione di compagni italiani si è recata in Cina per osservare con i propri occhi le condizioni del Paese.

Durante alcuni incontri abbiamo proposto ed ottenuto ai compagni cinesi di poter fare una serie di interviste ad importanti personalità della politica, in grado di spiegarci meglio quali sono le politiche realmente applicate in Cina al di là di ciò che sostiene un’informazione occidentale molto spesso interessata a dare un’immagine negativa del Paese.

In questo quadro vi proponiamo la seguente intervista al compagno Huang  Hua Guang, Direttore del Dipartimento Europa Occidentale del Ministero degli Esteri cinese-Dipartimento Esteri del Partito comunista cinese.

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02
set
09

Le politiche dell’URSS staliniano contro il nazismo e per lo sviluppo economico e culturale

http://www.aginform.org/chiaia2.html

di Adriana Chiaia

La strategia politico-militare

Il controverso patto di non aggressione (non un’alleanza, come spesso surrettiziamente si dice) tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, stipulato il 23 agosto 1939, che sorprese ed indubbiamente disorientò i partiti comunisti e i movimenti antifascisti in tutto il mondo (e che viene stigmatizzato dai nemici dell’URSS e dai trotzkisti come un tipico esempio del cinismo di Stalin e come un puntello fornito dalla patria del socialismo al nemico principale del proletariato e dei popoli liberi), era in realtà la sola alternativa rimasta aperta per il governo sovietico contro il rischio che, nell’isolamento dalle altre potenze imperialiste e sostanzialmente con il loro avallo, l’Unione Sovietica si trovasse ad affrontare da sola l’offensiva nazista.

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08
set
09

La collettivizzazione dell’agricoltura in URSS: una vittoria decisiva dell’economia socialista

di Adriana Chiaia-su www.resistenze.org


Premessa


«Lasciandoci, il compagno Lenin ci ha comandato di rinsaldare con tutte le forze l’alleanza degli operai e dei contadini. Ti giuriamo, compagno Lenin, che non risparmieremo le nostre forze per adempiere con onore anche questo tuo comandamento!»1

Questo solenne giuramento fa parte del discorso pronunciato da Giuseppe Stalin al II Congresso dei Soviet dell’URSS, il 26 gennaio 1924, pochi giorni dopo la morte di Lenin (21 gennaio). In questo e negli altri punti del giuramento Stalin ribadiva l’impegno del partito bolscevico a proseguire l’opera di Lenin nella costruzione del socialismo. Il tono enfatico risentiva della commozione del tragico momento. Che non si trattasse di vuota retorica fu dimostrato dalla difesa pertinace della linea marxista e leninista che Stalin condusse per tutta la vita, guidando il partito bolscevico nei frangenti più difficili e nelle scelte decisive che, malgrado tutte le difficoltà esterne ed interne, ne caratterizzarono la linea politica e la sua attuazione pratica.

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17
set
09

34 cose da sapere sul regime socialista di Cuba – contro le menzogne diffuse dagli USA

http://rifondazionenichelino.blogspot.com/

1) Il popolo cubano sopporta un blocco economico, commerciale e finanziario dal 1961 come misura di guerra per essersi liberato dall’imperialismo yankeeche castiga ogni impresa che commercia con Cuba e che detto embargo non è legittimato dalle Nazioni Unite? Nell’ottobre di quest’anno 185 paesi dei 192 che compongono le Nazioni Unite hanno votato a favore della fine del suddetto blocco. I danni causati all’economia cubana a causa dell’embargo economico nordamericano sono stati stimati in più di 53 miliardi di euro, tra il 1961 ed 2008. Quindi chi è che pratica una politica genocida verso il popolo cubano, se non gli USA.

2) il popolo cubano celebra le elezioni ogni 5 anni negli ambiti municipali, provinciali e statale e che le stesse non sono su base partitica, nemmeno il Partito Comunista può partecipare, ma esiste una libera concorrenza tra i candidati alle elezioni, che sono proposti dalle assemblee popolari di ogni ambito, sullo stile della democrazia assembleare della Rivoluzione Francese dei primi anni. Si critica Cuba per non permettere il pluripartitismo politico – a Cuba ogni cubano è un partito! – ma oggi sappiamo che il pluripartitismo in un contesto capitalista dove tutto è merce non garantisce per il solo fatto di esistere che ci sia anche la democrazia, cioè, il governo del popolo per il popolo, ma solo una partitocrazia al servizio dei più ricchi, con un forte bipartitismo che si alterna al governo, secondo la tendenza ideologica (più liberale o più conservatrice) dei più ricchi;


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28
set
09

Il socialismo in Afghanistan e gli USA finanziatori dei mujaheddin di Bin Laden in chiave anti-sovietica

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell’Afghanistan

1978-1992:

Il PDPA, partito socialista filo-comunista, mise in atto un programma di governo socialista che prevedeva principalmente una riforma agraria che ridistribuiva le terre a 200mila famiglie contadine. Ma anche l’abrogazione dell’ushur, ovvero la decima dovuta ai latifondisti dai braccianti. inoltre fu abrogata l’usura, i prezzi dei beni primari furono calmierati, i servizi sociali statalizzati e garantiti a tutti, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne e i sindacati legalizzati. Si svecchiò tutta la legislazione afghana col divieto dei matrimoni forzati, la sostituzione delle leggi tradizionali e religiose con altre laiche e marxiste e la messa al bando dei tribunali tribali. Gli uomini furono obbligati a tagliarsi la barba, le donne non potevano indossare il burqa, mentre le bambine poterono andare a scuola e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati.

Si avvio anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche.

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10
ott
09

La politica imperialista del Nobel per la pace Obama

da: http://www.ilbriganterosso.info/      

Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del “cambiamento” ha mantenuto lo stesso “Ministro della Guerra” di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata “Operazioni di emergenza di Oltremare” (Oco).

Iraq. Il ritiro degli Usa dall’Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la “guerra sbagliata”, per impiegarle sul fonte della “guerra giusta”, quella in Afghanistan.

Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla “nuova strategia”, nei fatti Obama sta perseguendo un’escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.

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05
nov
09

Un altro mito della guerra fredda: la caduta del Muro di Berlino

di William Blum - da http://resistenze.org  

C’è da aspettarsi che entro poche settimane molti dei media occidentali mettano in moto le loro macchine propagandistiche per commemorare il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989. Tutti i luoghi comuni della guerra fredda sul Mondo Libero contro la tirannia comunista verranno rispolverati e sentiremo per l’ennesima volta la favola del muro e di come è caduto: nel 1961, i comunisti di Berlino Est avevano costruito un muro per impedire ai propri cittadini oppressi di fuggire a Berlino Ovest e verso la libertà. Perché? Perché ai commies (gli sporchi comunisti) non piace che la gente sia libera, ai commies non piace che il popolo apprenda la “verità”. Quale altra ragione poteva esserci?

Innanzitutto, prima che il muro fosse costruito, migliaia di tedeschi dell’est facevano i pendolari, andando ogni giorno a lavorare nella Germania occidentale e poi tornando all’est ogni sera. Chiaramente non erano imprigionati nella Germania orientale contro la loro volontà.

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06
nov
09

Il Muro di Berlino come difesa necessaria per la Repubblica Democratica Tedesca

 

 

 

 

 

 

 

 

da L’Unità del 14/08/1961 – su http://resistenze.org

Dopo una lunga attesa e numerose proposte rivolte alle potenze occidentali

Perché erano ormai necessarie le misure adottate a Berlino

La Repubblica democratica tedesca era l’unico paese a tenere senza controllo una parte dei suoi confini – Il provvedimento era stato rimandato per non acuire la tensione.

Le odierne misure adottate dal governo della RDT, in accordo con i paesi del Trattato di Varsavia sono di una legittimità evidente.

In effetti non si vede come di possa negare ad uno stato sovrano come ls RDT il diritto – e qui sta il nocciolo giuridico della questione – di prendere alle proprie frontiere i provvedimenti che ritiene più opportuni. Ma il problema non è solo giuridico e il diritto di cui si è detto non è soltanto tale è anche una necessità, giacché non si ha notizia di paesi che tengano sguarnita e priva di ogni garanzia e di ogni controllo una parte dei loro confini.

Se le misure sono state rinviate sino ad oggi è stato soltanto per non apportare altri elementi di tensione ad una situazione tutt’altro che semplice. Ma ormai la misura era veramente colma. «Abbiamo voluto operare col massimo di pazienza», ha detto un funzionario governativo.

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09
nov
09

Obama, nessun cambiamento. Il sistema USA è salvo

da: http://www.facebook.com/group.php?gid=76106796240

Obama il suo yes we can e change …nessuno che vede e analizza la realtà .
Il fatto che sia di colore non vuol dire nulla e poi non viene dal bronx ma dai salotti buoni dell’elite americana bisogna ricordarselo .
Barack Obama sembra rappresentare questa alternativa ed incarnare perfettamente la figura del “presidente del cambiamento”, anche perché è il primo presidente di origine afroamericana nella storia. Ma è proprio così?
A leggere la stampa di sinistra in Italia (per non parlare di Veltroni e i suoi amici, secondo cui “il mondo cambia” dopo la vittoria di Obama) sembra di sì, anzi quella che viene fuori è un immagine del primo presidente di colore della storia degli Usa con un nuovo messia, il salvatore dell’umanità. “Una nuova speranza” dice il Manifesto. “Forza Obama”, risponde Liberazione.
Non possiamo accontentarci del “meno peggio”, o farci guidare solo dalle “emozioni” e dalle “passioni” ma dobbiamo cercare di analizzare il programma di Obama, le forze che lo sostengono ed il contesto politico, economico e sociale nel quale viene eletto. Milioni di persone hanno trovato in Obama quello che desiderano vedere, non per quello che realmente rappresenta. In momenti di grande incertezza per il futuro come questi, le parole “speranza” e “cambiamento” sono di grande richiamo. Ma possiamo credere che basti l’elezione di un presidente nero a sconfiggere “per sempre” il razzismo ?
Le posizioni politiche di Obama hanno ben poco di progressista.

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10
nov
09

Chi ha ancora il coraggio di dire che la Cina è capitalista?

da www.lacinarossa.net

7 novembre 2009: anniversario della Rivoluzione d’Ottobre e tempo di utili bilanci. La domanda principale per i comunisti è se, dopo nove decenni, continui ancora la spinta propulsiva dell’Ottobre Rosso. Crediamo che la risposta sia positiva, per i processi sociopolitici che si stanno sviluppando sia in America Latina (Cuba socialista in testa, ma anche Venezuela e Bolivia) che in Asia, con l’espansione multilaterale della Cina Popolare.

“Ma non è certo socialista, la Cina”, affermano in molti all’interno della sinistra antagonista. Non siamo d’accordo, anche perché i fenomeni che si stanno verificando in Cina dal 1977 fino ad oggi non sono altro che una riproduzione creativa ed aggiornata, come ha notato giustamente Sergio Ricaldone due mesi fa, della NEP (Nuova Politica Economica) introdotta da Lenin nel 1921 nella Russia Sovietica. Uno degli esempi più evidenti dell’effetto di sdoppiamento nella storia contemporanea, tra l’altro, con la coesistenza conflittuale (a parità di sviluppo qualitativo delle forze produttive) di rapporti di produzione collettivisti da un lato, e di relazioni sociali di produzione capitalistiche dall’altro, nella stessa nazione e nella stessa formazione economico-sociale:URSS del 1921/28, ed in seguito Cina del 1978/2009. (1)

Nella Cina contemporanea l’egemonia viene mantenuta in ogni caso dalla “linea rossa” socioproduttiva, come emerge anche da due recenti articoli scritti da sinceri …anticomunisti ed antimarxisti, che vale la pena di socializzare.

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04
gen
10

I fatti di Teheran: perché la borghesia iraniana è diventata verde dalla rabbia? – contro le menzogne dei media occidentali e dell’Onda Verde

http://www.resistenze.org/sito/te/po/in/poin9g04-005332.htm – di Puttini Spartaco

Dal giorno in cui in Iran si sono tenute le elezioni presidenziali la televisione ed i media ci mostrano le immagini delle manifestazioni che si svolgono a Teheran contro l’esito del voto.

Lo scrutinio ha stabilito la riconferma di Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica Islamica già al primo turno con il 64% dei voti. Secondo è arrivato, a notevole distanza, l’ex primo ministro Mussavi con il 34% dei voti. Ma Mussavi ha contestato i risultati elettorali lanciando accuse di brogli ed ha chiamato in piazza i suoi supporters. Da allora la capitale iraniana è stata attraversata da cortei imponenti per l’uno o per l’altro candidato ed è molestata da scontri sempre più gravi. La tensione è altissima.

I media occidentali riportano che il regime cerca di reprimere l’indignazione popolare che coinvolge principalmente i giovani e le donne, i veri soggetti repressi dalla teocrazia degli ayatollah; che il risultato delle elezioni è incredibile e che gli iraniani non ci possono credere; che per la prima volta dalla rivoluzione del 1979 il popolo sta sfidando il regime, soprattutto grazie ad internet.

Certo, qualcuno ammette che anche Ahmadinejad abbia i suoi sostenitori, ma si tratterebbe per lo più di contadini misogini, che vivono in campagna immersi da un tradizionalismo religioso che non accetta la modernità, lontani dalla capitale Teheran e dalle grandi città aperte alla “contaminazione” della globalizzazione. Nessuno si è preso la briga di intervistarli, trovando molto più interessanti i coraggiosi giovani che sfidano il dispotismo dei chierici ed ai quali viene dato in effetti molto spazio.

I giornali di casa nostra, solitamente inclini a demonizzare qualsiasi manifestazione si svolga da noi dove non vengono rispettate tutte le regole del bon-ton e dell’etichetta, mostrano una curiosa simpatia ed una benevola tolleranza nei confronti dei moti di Teheran, spesso degenerati in episodi di guerriglia urbana.

La nostra informazione ha finito così per appiattirsi sugli slogan della protesta senza cercare di offrire il minimo lume critico sull’intricata vicenda. In realtà per cercare di decifrare la difficile politica iraniana, notoriamente sconosciuta ai più, almeno in Occidente, bisognerebbe rinunciare ad accettare passivamente il punto di vista di una delle due parti.

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26
gen
10

Giorno della memoria o giorno della cancellazione della memoria? – di Adriana Chiaia

Riflessioni su memoria e oblio

Nel 2000 una legge dello Stato italiano istituiva “la giornata della memoria” da celebrarsi il 27 gennaio, ricorrenza della liberazione dei prigionieri sopravvissuti nel campo di sterminio di Auschwitz.

In questa ricorrenza i mezzi di comunicazione di massa hanno usato, negli scorsi anni, espressioni del tipo: “27 gennaio 1945: cadono i cancelli di Auschwitz” oppure: “I cancelli di Auschwitz sono stati aperti dagli alleati, cioè dagli inglesi, statunitensi e francesi”. E ancora, americano è il carro armato del tanto osannato film La vita è bella di Benigni, premio Oscar 1999.

Abbiamo protestato facendo ricorso alla testimonianza di Primo Levi, sopravvissuto di quel campo, che descrive così l’arrivo dei liberatori:

«… La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio del 1945. […]. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. […] Quattro uomini armati, ma non armati contro di noi, quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo. Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota […]: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono…» (1)

Recuperata così la memoria, in seguito si è ammesso che, sì, ad Auschwitz erano arrivati i russi.

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09
feb
10

Foibe, condividere la memoria per cancellarla – contro il revisionismo storico sulla questione delle foibe!

di Adamo Mastrangelo, 2008 – su www.resistenze.org

V. anche: http://www.youtube.com/watch?v=zn9nbAQa_vg ( “Il cuore nel pozzo”: un caso di revisionismo mediatico)

Nei giorni in cui è prevista la commemorazione delle stragi e degli stermini fascista e nazista degli anni ’30 e ’40 abbiamo assistito, come d’improvviso, ad assemblee e incontri che ricordavano i morti nelle foibe giuliane. Quasi una sovrapposizione di due culture differenti dove l’una, quella di destra che ricorda le foibe e l’esodo giuliano-dalmata, si scontrava con l’altra, quella di sinistra che ricorda l’olocausto e il terrore nazifascista. Una sovrapposizione inquietante che ha il preciso obbiettivo di mischiare tutto in un unico calderone, per la realizzazione di quella che viene più comunemente e ambiguamente definita “memoria condivisa”. Per giungere a questo punto, però, e è passata di acqua sotto i ponti.

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17
feb
10

La CIA sponsor del Dalai Lama

V. anche: http://www.resistenze.org/sito/te/pe/tr/petrab15-006338.htm ( In questo articolo vi sono importanti riflessioni sul ruolo dirigente del Partito Comunista Cinese nella gestione del sistema: come il PCC controlla e dirige questa fase di transizione al socialismo? )

http://www.lacinarossa.net/

di Jean Paul Desimpelaere

Patrick French, quando era direttore della Free Tibet Campaign (Campagna per l’indipendenza del Tibet) in Inghilterra, è stato il primo a poter consultare gli archivi del governo del Dalai Lama in esilio. Ne ha tratto conclusioni sconvolgenti.

I Cinesi hanno liquidato i Tibetani?
http://www.solidaire.org/ 31-05-2006

E’ giunto alla conclusione disilludente che le prove del genocidio tibetano da parte dei Cinesi erano state falsificate e ha subito dato le dimissioni dalla carica di direttore della Campagna per l’indipendenza del Tibet (”Tibet, Tibet”, P. French, Albin Michel, 2005)

Negli anni sessanta, sotto la direzione del fratello del Dalai Lama, Gyalo Thondrup, furono raccolte delle testimonianze tra i rifugiati tibetani in India. French constatò che le cifre dei morti erano state aggiunte in margine successivamente. Altro esempio, lo stesso scontro armato, narrato da cinque diversi rifugiati, era stato contabilizzato cinque volte. Nel frattempo la cifra di 1,2 milioni di uccisi da parte dei Cinesi faceva il giro del mondo.

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25
feb
10

Due decenni dopo la partenza delle truppe sovietiche dall’Afghanistan

di Dmitri Agranovsky – Sovetskaya Rossia – su www.resistenze.org

Il 15 febbraio [1989] rappresenta per me una data amara e fatale. Esattamente 21 anni fa Gorbaciov e compagnia ritirarono le nostre truppe dall’Afghanistan, rinnegando i nostri fratelli, abbandonandoli a morte certa, tradendo coloro che avevano creduto in noi e che avevamo sostenuto e amato. Non è un segreto che quando le nostre truppe abbandonarono ordinatamente l’Afghanistan, la popolazione locale piangeva. Sapevano cosa li attendeva.

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04
mar
10

Nostalgia,Orgoglio,Approvazione,Riconoscenza: i sentimenti dei russi verso il passato sovietico

su http://www.lernesto.it - I clamorosi risultati di un sondaggio realizzato tra i cittadini della Federazione Russa

Un sondaggio realizzato alla fine di gennaio in 140 località di 42 regioni della Federazione Russa, che ha coinvolto un campione di 1.600 cittadini, ha confermato che la maggioranza dei russi esprime un giudizio positivo nei confronti dei 70 anni dell’esperimento di costruzione del socialismo, avviato a partire dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre.

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04
apr
10

Legge sull’assistenza sanitaria: cosa significa per i lavoratori – sulla riforma sanitaria dell’amministrazione Obama

di Fred Goldstein – www.resistenze.org

Decine di milioni di persone in questo paese speravano di essere liberate dalle grinfie degli approfittatori senza scrupoli che controllano il sistema dell’assistenza sanitaria e confidavano nella sua universalità. Ma è accaduto proprio il contrario.

Il cosiddetto disegno di legge per la riforma sanitaria, trasformato in legge dal presidente Barack Obama questo 23 marzo, ha consolidato e legalizzato la posizione degli speculatori dell’assistenza sanitaria come forza centrale del sistema, sotto la limitata supervisione e regolamentazione da parte dello Stato capitalista.

Inoltre, questo disegno di legge è stato approvato mercanteggiando i diritti riproduttivi delle donne e i diritti degli immigrati con e senza documenti. Il suo effetto è di distruggere la solidarietà, escludendo milioni di donne per lo più povere e immigrate.

Una dichiarazione di Terry O’Neill, presidente della National Organization for Women, ha spiegato che uno degli effetti della legge è di rendere impossibile il finanziamento pubblico dell’aborto e quasi impossibile quello privato. Ha affermato che questa legge “impone il bizzarro obbligo per gli iscritti al piano di assicurazione che comprano una copertura sanitaria attraverso la Health Insurance Exchange [Borsa dedicata interamente alle assicurazioni sanitarie, una sorta di mercato nel quale a chiunque verrà data la possibilità di acquistare assicurazione sanitaria a prezzi competitivi, NdT] di compilare due assegni mensili (uno specifico per il trattamento abortivo e uno per tutte le altre prestazioni sanitarie). Anche i padroni lo dovranno fare per ciascuno dei propri dipendenti che richiedono la clausola dell’interruzione di gravidanza”.

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11
apr
10

E’ Teheran ad avere ragione e la cosiddetta “comunità internazionale” torto – Massimo Fini su nucleare in Iran

di Massimo Fini – 14/02/2010 – su http://www.ariannaeditrice.it/

Sulla questione del nucleare iraniano è Teheran ad avere ragione
e la cosiddetta “comunità internazionale” (in realtà sono gli
Stati Uniti e Israele a trascinare tutti gli altri) torto.
L’Iran ha firmato, a differenza, per esempio, di Israele, che la
Bomba ce l’ha (basta attraversare il deserto del Negev per vedere la
sua centrale atomica), ha firmato il Trattato di non proliferazione
nucleare. Cosa può e deve chiedergli la “comunità internazionale”?
Di accettare le ispezioni dell’Aiea, l’agenzia Onu per il controllo del
nucleare. Cosa che l’Iran ha sempre fatto. Quando, un paio di anni
fa, riaprì i suoi siti nucleari fu alla presenza degli ispettori Onu. C’è
un via vai continuo fra Vienna, dove ha sede l’Aiea, e Teheran di
questi ispettori che c’erano anche tre giorni fa quando gli iraniani
hanno inaugurato l’impianto di Natanz. L’arricchimento dell’uranio
è il passaggio necessario per ottenere il nucleare civile ad usi
energetici ma anche medici. Per questi usi è sufficiente un
arricchimento al 20%, per l’atomica bisogna arrivare al 90%. Gli
ispettori Aiea hanno accertato che, finora, gli iraniani non hanno
superato il limite del 20%.

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12
apr
10

SACCONI MINACCIA LO STATUTO DEI LAVORATORI. TUTTI ALL’ ERTA!

http://www.fgci.it/

Il ministro Sacconi torna alla carica. Ieri davanti alla platea di Confindustria ha pronunciato la sua dichiarazione di guerra contro i diritti dei lavoratori, la minaccia è netta: a partire da maggio vuole riscrivere lo Statuto dei lavoratori, entro 3 anni la completa sostituzione del testo.

L’idea di fondo di Sacconi non è altro che la più totale aderenza all’ideologia ultra-liberista che ha mosso Confindustria e la borghesia italiana nella trasformazione del lavoro degli ultimi 20 anni, in primis con la frammentazione contrattuale e precarizzazione a tutto campo.

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14
apr
10

I comunisti cinesi non rinnegano niente!

da http://giulemanidallacina.wordpress.com/

“A fine novembre 2009 abbiamo avuto un esempio clamoroso di questa rinnovata presenza comunista: il PCC ha partecipato all’incontro mondiale dei partiti comunisti, che si è tenuto a Delhi in India, quasi a voler mettere in chiaro a tutti che al di là delle scelte tattiche e strategiche messe in atto dal governo cinese, non si tratta affatto di abbandonare il marxismo e di soppiantare il socialismo con le regole del mercato capitalista…”

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16
apr
10

Riflessioni di Oliviero Diliberto sulla fase politica e sulle prospettive strategiche

di Oliviero Diliberto – http://www.comunisti-italiani.it/

“La questione comunista va tenuta aperta, rilanciata, le va dato un senso nel terzo millennio. E questo è compito dei comunisti italiani, non di altri. Vedo nel nostro partito e nel suo rilancio il baluardo ultimo. E non perché non ci siano tante e tanti comunisti. Ci sono dentro Rifondazione e sparsi nella società. Ma il nostro partito è l’unica forza politica organizzata, radicata nei territori, presente a rete in tutte le provincie e nelle grandi città, che ha posto al centro della sua prospettiva l’unità dei comunisti.
Il nostro partito deve essere a disposizione dell’ambizioso progetto della ricomposizione dei comunisti. Il che significa, molto banalmente ma vale la pena ripeterlo, avere chiaro che oggi, in una fase assolutamente difensiva, si deve fare politica guardando avanti. Siamo l’unica forza che continua a ritenere che si debba operare per il superamento del capitalismo. Non bastano aggiustamenti, pur necessari, ma un radicale sovvertimento dei rapporti di classe. Per questo ci chiamiamo comunisti. E’ la grande differenza con chi è di sinistra ma non comunista. Da questo punto di vista l’unica speranza è il Pdci.”

Continua a leggere ‘Riflessioni di Oliviero Diliberto sulla fase politica e sulle prospettive strategiche’

19
apr
10

La foresta di Katyn: il punto di vista sovietico. Deposizioni al Processo di Norimberga

su facebook.com

Arkadij Poltorak, laureato in giurisprudenza, titolare della sezione ricerche presso l’istituto statale legale dell’Accademia sovietica delle scienze, servendosi delle prove risultanti dalle inchieste russe e dal processo di Norimberga, espone il punto di vista sovietico sull’eccidio di Katyn.
Poltorak tra l’altro è autore di altri libri sull’argomento, tra cui ricordiamo: “Da Monaco a Norimberga”; L’epilogo di Norimberga” e “Il processo di Norimberga: problemi giuridici fondamentali”.

Durante un periodo compreso fra il 1940 e il 1941 i prigionieri di guerra polacchi nella zona di Smolensk erano adibiti ai lavori di costruzione e riparazione delle strade. Quando i tedeschi invasero l’Unione Sovietica, non fu possibile evacuare i campi in cui erano internati. Nel luglio del 1941 alcune zone della oblast (provincia) di Smolensk vennero occupate dalle armate di Hitler e i prigionieri polacchi caddero nelle mani dei nazisti. Nell’autunno del 1941 tutti quelli che si trovavano nella zona di Katyn, compresa nella oblast di Smolensk, furono trucidati barbaramente dai nazisti e seppelliti in fosse comuni.
Nel 1943 il governo hitleriano, ricorrendo a uno dei suoi abituali, mostruosi atti provocatori, ascrisse I’eccidio di Katyn alle autorità sovietiche.

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29
apr
10

Appello di voto di Margherita Hack per FRANCO TOMASSONI il 12-13 maggio per il Consiglio Nazionale Studenti Universitari

15
mag
10

La trappola del federalismo – 17 maggio, Bari, organizza Marx 21°

11
mag
10

Grecia – Il Partito dei Comunisti Italiani scrive al KKE: “Siamo con voi”

“Voi ci avete lanciato un appello dall’acropoli del Partenone “popoli d’Europa sollevatevi!”. Noi lo abbiamo fatto nostro. In questa fase la solidarietà internazionale dei comunisti è importante, ma deve trovare la capacità di concretizzarsi in azioni e lotte comuni. Per questo ci permettiamo di proporvi di organizzare una grande manifestazione dei comunisti e dei lavoratori europei, per affermare con chiarezza che i lavoratori europei non sono disposti a pagare la crisi e che non c’è possibilità di risolvere i fallimenti del capitalismo con questo modello di produzione e di economia. L’attacco portato ai lavoratori di un paese europeo dovrebbe oggi trovare una risposta forte da parte dei lavoratori degli altri paesi.”

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11
mag
10

Gramsci militante comunista – Bari, 10 maggio, organizza Marx 21°




il blog di Andrea Musacci - Coordinatore FGCI-PdCI Ferrara

PERCHE’ QUESTO BLOG

Questo blog vuol essere un piccolo contributo per la diffusione della propaganda comunista oggi in Italia. E' incentrato sul tema fondamentale della ricostruzione di un senso comune solidaristico e di lotta nel nostro Paese, di una riscoperta, di un'attualizzazione e trasformazione in praxis del pensiero marxista-leninista. Crede nell'unità delle forze comuniste oggi organizzate in Italia, come passo non sufficiente ma assolutamente necessario ed urgente per ridare forza alla sinistra, alla lotta di classe, per contrastare le barbarie politiche, sociali e culturali tipiche del sistema capitalistico, e nello specifico delle forze reazionarie italiane. Crede quindi che i paesi socialisti ancor'oggi esistenti, soprattutto in America Latina ed Asia (Cina, Cuba, Venezuela e tante altre), siano la dimostrazione che il socialismo è ancora ovunque possibile, anzi necessario !

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Nel quarto anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

Lenin, 14 ottobre 1921 ... Noi abbiamo cominciato quest'opera. Quando, entro che termine precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed a quale nazione apparterranno coloro che la condurranno a termine? Non è questa la questione essenziale. È essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata. Continuate pure le vostre ipocrisie, signori capitalisti di tutti i paesi, che «difendete la patria» giapponese contro quella americana, l'americana contro la giapponese, la francese contro l'inglese, ecc! .... Alla guerra imperialista, alla pace imperialista, la prima rivoluzione bolscevica ha strappato i primi cento milioni di uomini. Le rivoluzioni successive strapperanno a simili guerre ed a simili paci l'umanità intera. E l'ultima nostra opera — la più importante, la più difficile, la più incompiuta — è l'organizzazione economica, la costruzione di una base economica per il nuovo edificio socialista che sostituisce quello vecchio e feudale distrutto, e quello capitalista semidistrutto. In questa opera, che è la più difficile e la più importante, abbiamo, più che in ogni altra, subito insuccessi e commesso errori. Come se si potesse incominciare senza insuccessi e senza errori un'opera simile, nuova al mondo! Ma noi l'abbiamo iniziata. Noi la continuiamo. Noi correggiamo appunto ora, con la nostra «nuova politica economica», tutta una serie di errori da noi commessi, noi impariamo come si deve proseguire nella costruzione dell'edificio socialista, in un paese di piccoli contadini, senza cadere in questi errori. Le difficoltà sono immense. Noi siamo abituati a lottare contro difficoltà immense. Non per nulla i nostri nemici ci hanno soprannominati uomini «granitici» e rappresentanti di una «politica che spezza le ossa». Ma noi abbiamo imparato anche, per lo meno sino a un certo punto, un'altra arte, necessaria nella rivoluzione, la flessibilità, la capacità di cambiare rapidamente e bruscamente la nostra tattica, di tenere in considerazione i mutamenti delle condizioni obiettive, di scegliere una nuova via verso il nostro scopo se quella di prima si è dimostrata inapplicabile, impossibile per un determinato periodo di tempo… ...Con uno studio tenace e perseverante, verificando praticamente l'esperienza di ogni nostro passo, non temendo di rifare più volte ciò che si è incominciato, correggendo i nostri errori, considerandone attentamente il significato, noi passeremo anche nelle classi successive. Noi seguiremo tutto il «corso», quantunque le circostanze della economia e della politica mondiale lo abbiano reso molto più lungo e difficile di quanto non avremmo voluto. Per quanto siano dure le sofferenze del periodo transitorio… noi non ci perderemo d'animo e, ad ogni costo, condurremo la nostra causa a una fine vittoriosa …

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