09
feb
10

Foibe, condividere la memoria per cancellarla

di Adamo Mastrangelo, 2008 – su www.resistenze.org  

Nei giorni in cui è prevista la commemorazione delle stragi e degli stermini fascista e nazista degli anni ’30 e ’40 abbiamo assistito, come d’improvviso, ad assemblee e incontri che ricordavano i morti nelle foibe giuliane. Quasi una sovrapposizione di due culture differenti dove l’una, quella di destra che ricorda le foibe e l’esodo giuliano-dalmata, si scontrava con l’altra, quella di sinistra che ricorda l’olocausto e il terrore nazifascista. Una sovrapposizione inquietante che ha il preciso obbiettivo di mischiare tutto in un unico calderone, per la realizzazione di quella che viene più comunemente e ambiguamente definita “memoria condivisa”. Per giungere a questo punto, però, e è passata di acqua sotto i ponti.

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09
feb
10

La tragedia delle foibe e i crimini fascisti – intervista allo storico Angelo Del Boca

La “memoria dimezzata” nel racconto dello storico Angelo Del Boca

Tommaso Di Francesco – il manifesto, 14 febbraio 2006 – su www.resistenze.org

A Trieste, in molte altre città italiane e a Palazzo Chigi la scorsa settimana è stata celebrata la “giornata del ricordo” sulla tragedia delle foibe e dell’esodo degli italiani dall’Istria. C’è bisogno di una memoria condivisa, c’è bisogno reale di una pacificazione. La celebrazione al contrario è stata fatto in aperto scontro con la verità, dimezzando la memoria storica. Perfino il presidente della repubblica Ciampi ha dimenticato di ricordare nel suo intervento il ruolo determinante della violenza fascista in quelle terre. Cancellare la verità e, peggio, costruire una unità nazionalista e patria contro la “barbarie slava”.

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04
feb
10

Lettera aperta alle comuniste e ai comunisti – tra i primi firmatari: Losurdo, Hack, Pagliarini, Giannini, Moro, Hobel e altri

Agli aderenti all’appello del 17 aprile 2008 “Comuniste e comunisti uniamoci!”

A tutte le comuniste e i comunisti

1. Il contesto nel quale matura l’appello

Il contesto nel quale matura nell’aprile 2008 l’appello per l’unità dei comunisti è quello in cui, con il disegno dichiarato di dar vita ad un soggetto politico non comunista, il leader del Prc Bertinotti e il gruppo dirigente a lui legato sta portando a compimento il lungo lavorio di demolizione della cultura e della tradizione comunista. La fine dell’ingloriosa esperienza nel governo Prodi e la debacle elettorale dell’Arcobaleno, che porta, per la prima volta nella storia italiana, all’esclusione dei comunisti dal parlamento, rendono più acuta e drammatica la questione comunista.

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26
gen
10

Giorno della memoria o giorno della cancellazione della memoria? – di Adriana Chiaia

Riflessioni su memoria e oblio

Nel 2000 una legge dello Stato italiano istituiva “la giornata della memoria” da celebrarsi il 27 gennaio, ricorrenza della liberazione dei prigionieri sopravvissuti nel campo di sterminio di Auschwitz.

In questa ricorrenza i mezzi di comunicazione di massa hanno usato, negli scorsi anni, espressioni del tipo: “27 gennaio 1945: cadono i cancelli di Auschwitz” oppure: “I cancelli di Auschwitz sono stati aperti dagli alleati, cioè dagli inglesi, statunitensi e francesi”. E ancora, americano è il carro armato del tanto osannato film La vita è bella di Benigni, premio Oscar 1999.

Abbiamo protestato facendo ricorso alla testimonianza di Primo Levi, sopravvissuto di quel campo, che descrive così l’arrivo dei liberatori:

«… La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio del 1945. […]. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. […] Quattro uomini armati, ma non armati contro di noi, quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo. Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota […]: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono…» (1)

Recuperata così la memoria, in seguito si è ammesso che, sì, ad Auschwitz erano arrivati i russi.

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02
set
09

Le politiche dell’URSS staliniano contro il nazismo e per lo sviluppo economico e culturale

http://www.aginform.org/chiaia2.html

di Adriana Chiaia

La strategia politico-militare

Il controverso patto di non aggressione (non un’alleanza, come spesso surrettiziamente si dice) tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, stipulato il 23 agosto 1939, che sorprese ed indubbiamente disorientò i partiti comunisti e i movimenti antifascisti in tutto il mondo (e che viene stigmatizzato dai nemici dell’URSS e dai trotzkisti come un tipico esempio del cinismo di Stalin e come un puntello fornito dalla patria del socialismo al nemico principale del proletariato e dei popoli liberi), era in realtà la sola alternativa rimasta aperta per il governo sovietico contro il rischio che, nell’isolamento dalle altre potenze imperialiste e sostanzialmente con il loro avallo, l’Unione Sovietica si trovasse ad affrontare da sola l’offensiva nazista.

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08
set
09

La collettivizzazione dell’agricoltura in URSS: una vittoria decisiva dell’economia socialista

di Adriana Chiaia-su www.resistenze.org


Premessa


«Lasciandoci, il compagno Lenin ci ha comandato di rinsaldare con tutte le forze l’alleanza degli operai e dei contadini. Ti giuriamo, compagno Lenin, che non risparmieremo le nostre forze per adempiere con onore anche questo tuo comandamento!»1

Questo solenne giuramento fa parte del discorso pronunciato da Giuseppe Stalin al II Congresso dei Soviet dell’URSS, il 26 gennaio 1924, pochi giorni dopo la morte di Lenin (21 gennaio). In questo e negli altri punti del giuramento Stalin ribadiva l’impegno del partito bolscevico a proseguire l’opera di Lenin nella costruzione del socialismo. Il tono enfatico risentiva della commozione del tragico momento. Che non si trattasse di vuota retorica fu dimostrato dalla difesa pertinace della linea marxista e leninista che Stalin condusse per tutta la vita, guidando il partito bolscevico nei frangenti più difficili e nelle scelte decisive che, malgrado tutte le difficoltà esterne ed interne, ne caratterizzarono la linea politica e la sua attuazione pratica.

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17
set
09

34 cose da sapere sul regime socialista di Cuba – contro le menzogne diffuse dagli USA

http://rifondazionenichelino.blogspot.com/

1) Il popolo cubano sopporta un blocco economico, commerciale e finanziario dal 1961 come misura di guerra per essersi liberato dall’imperialismo yankeeche castiga ogni impresa che commercia con Cuba e che detto embargo non è legittimato dalle Nazioni Unite? Nell’ottobre di quest’anno 185 paesi dei 192 che compongono le Nazioni Unite hanno votato a favore della fine del suddetto blocco. I danni causati all’economia cubana a causa dell’embargo economico nordamericano sono stati stimati in più di 53 miliardi di euro, tra il 1961 ed 2008. Quindi chi è che pratica una politica genocida verso il popolo cubano, se non gli USA.

2) il popolo cubano celebra le elezioni ogni 5 anni negli ambiti municipali, provinciali e statale e che le stesse non sono su base partitica, nemmeno il Partito Comunista può partecipare, ma esiste una libera concorrenza tra i candidati alle elezioni, che sono proposti dalle assemblee popolari di ogni ambito, sullo stile della democrazia assembleare della Rivoluzione Francese dei primi anni. Si critica Cuba per non permettere il pluripartitismo politico – a Cuba ogni cubano è un partito! – ma oggi sappiamo che il pluripartitismo in un contesto capitalista dove tutto è merce non garantisce per il solo fatto di esistere che ci sia anche la democrazia, cioè, il governo del popolo per il popolo, ma solo una partitocrazia al servizio dei più ricchi, con un forte bipartitismo che si alterna al governo, secondo la tendenza ideologica (più liberale o più conservatrice) dei più ricchi;


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28
set
09

Il socialismo in Afghanistan e gli USA finanziatori dei mujaheddin di Bin Laden in chiave anti-sovietica

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell’Afghanistan

1978-1992:

Il PDPA, partito socialista filo-comunista, mise in atto un programma di governo socialista che prevedeva principalmente una riforma agraria che ridistribuiva le terre a 200mila famiglie contadine. Ma anche l’abrogazione dell’ushur, ovvero la decima dovuta ai latifondisti dai braccianti. inoltre fu abrogata l’usura, i prezzi dei beni primari furono calmierati, i servizi sociali statalizzati e garantiti a tutti, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne e i sindacati legalizzati. Si svecchiò tutta la legislazione afghana col divieto dei matrimoni forzati, la sostituzione delle leggi tradizionali e religiose con altre laiche e marxiste e la messa al bando dei tribunali tribali. Gli uomini furono obbligati a tagliarsi la barba, le donne non potevano indossare il burqa, mentre le bambine poterono andare a scuola e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati.

Si avvio anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche.

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10
ott
09

La politica imperialista del Nobel per la pace Obama

da: http://www.ilbriganterosso.info/      

Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del “cambiamento” ha mantenuto lo stesso “Ministro della Guerra” di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata “Operazioni di emergenza di Oltremare” (Oco).

Iraq. Il ritiro degli Usa dall’Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la “guerra sbagliata”, per impiegarle sul fonte della “guerra giusta”, quella in Afghanistan.

Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla “nuova strategia”, nei fatti Obama sta perseguendo un’escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.

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05
nov
09

Un altro mito della guerra fredda: la caduta del Muro di Berlino

di William Blum - da http://resistenze.org  

C’è da aspettarsi che entro poche settimane molti dei media occidentali mettano in moto le loro macchine propagandistiche per commemorare il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989. Tutti i luoghi comuni della guerra fredda sul Mondo Libero contro la tirannia comunista verranno rispolverati e sentiremo per l’ennesima volta la favola del muro e di come è caduto: nel 1961, i comunisti di Berlino Est avevano costruito un muro per impedire ai propri cittadini oppressi di fuggire a Berlino Ovest e verso la libertà. Perché? Perché ai commies (gli sporchi comunisti) non piace che la gente sia libera, ai commies non piace che il popolo apprenda la “verità”. Quale altra ragione poteva esserci?

Innanzitutto, prima che il muro fosse costruito, migliaia di tedeschi dell’est facevano i pendolari, andando ogni giorno a lavorare nella Germania occidentale e poi tornando all’est ogni sera. Chiaramente non erano imprigionati nella Germania orientale contro la loro volontà.

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06
nov
09

Il Muro di Berlino come difesa necessaria per la Repubblica Democratica Tedesca

 

 

 

 

 

 

 

 

da L’Unità del 14/08/1961 – su http://resistenze.org

Dopo una lunga attesa e numerose proposte rivolte alle potenze occidentali

Perché erano ormai necessarie le misure adottate a Berlino

La Repubblica democratica tedesca era l’unico paese a tenere senza controllo una parte dei suoi confini – Il provvedimento era stato rimandato per non acuire la tensione.

Le odierne misure adottate dal governo della RDT, in accordo con i paesi del Trattato di Varsavia sono di una legittimità evidente.

In effetti non si vede come di possa negare ad uno stato sovrano come ls RDT il diritto – e qui sta il nocciolo giuridico della questione – di prendere alle proprie frontiere i provvedimenti che ritiene più opportuni. Ma il problema non è solo giuridico e il diritto di cui si è detto non è soltanto tale è anche una necessità, giacché non si ha notizia di paesi che tengano sguarnita e priva di ogni garanzia e di ogni controllo una parte dei loro confini.

Se le misure sono state rinviate sino ad oggi è stato soltanto per non apportare altri elementi di tensione ad una situazione tutt’altro che semplice. Ma ormai la misura era veramente colma. «Abbiamo voluto operare col massimo di pazienza», ha detto un funzionario governativo.

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09
nov
09

Obama, nessun cambiamento. Il sistema USA è salvo

da: http://www.facebook.com/group.php?gid=76106796240

Obama il suo yes we can e change …nessuno che vede e analizza la realtà .
Il fatto che sia di colore non vuol dire nulla e poi non viene dal bronx ma dai salotti buoni dell’elite americana bisogna ricordarselo .
Barack Obama sembra rappresentare questa alternativa ed incarnare perfettamente la figura del “presidente del cambiamento”, anche perché è il primo presidente di origine afroamericana nella storia. Ma è proprio così?
A leggere la stampa di sinistra in Italia (per non parlare di Veltroni e i suoi amici, secondo cui “il mondo cambia” dopo la vittoria di Obama) sembra di sì, anzi quella che viene fuori è un immagine del primo presidente di colore della storia degli Usa con un nuovo messia, il salvatore dell’umanità. “Una nuova speranza” dice il Manifesto. “Forza Obama”, risponde Liberazione.
Non possiamo accontentarci del “meno peggio”, o farci guidare solo dalle “emozioni” e dalle “passioni” ma dobbiamo cercare di analizzare il programma di Obama, le forze che lo sostengono ed il contesto politico, economico e sociale nel quale viene eletto. Milioni di persone hanno trovato in Obama quello che desiderano vedere, non per quello che realmente rappresenta. In momenti di grande incertezza per il futuro come questi, le parole “speranza” e “cambiamento” sono di grande richiamo. Ma possiamo credere che basti l’elezione di un presidente nero a sconfiggere “per sempre” il razzismo ?
Le posizioni politiche di Obama hanno ben poco di progressista.

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10
nov
09

Chi ha ancora il coraggio di dire che la Cina è capitalista?

da www.lacinarossa.net

7 novembre 2009: anniversario della Rivoluzione d’Ottobre e tempo di utili bilanci. La domanda principale per i comunisti è se, dopo nove decenni, continui ancora la spinta propulsiva dell’Ottobre Rosso. Crediamo che la risposta sia positiva, per i processi sociopolitici che si stanno sviluppando sia in America Latina (Cuba socialista in testa, ma anche Venezuela e Bolivia) che in Asia, con l’espansione multilaterale della Cina Popolare.

“Ma non è certo socialista, la Cina”, affermano in molti all’interno della sinistra antagonista. Non siamo d’accordo, anche perché i fenomeni che si stanno verificando in Cina dal 1977 fino ad oggi non sono altro che una riproduzione creativa ed aggiornata, come ha notato giustamente Sergio Ricaldone due mesi fa, della NEP (Nuova Politica Economica) introdotta da Lenin nel 1921 nella Russia Sovietica. Uno degli esempi più evidenti dell’effetto di sdoppiamento nella storia contemporanea, tra l’altro, con la coesistenza conflittuale (a parità di sviluppo qualitativo delle forze produttive) di rapporti di produzione collettivisti da un lato, e di relazioni sociali di produzione capitalistiche dall’altro, nella stessa nazione e nella stessa formazione economico-sociale:URSS del 1921/28, ed in seguito Cina del 1978/2009. (1)

Nella Cina contemporanea l’egemonia viene mantenuta in ogni caso dalla “linea rossa” socioproduttiva, come emerge anche da due recenti articoli scritti da sinceri …anticomunisti ed antimarxisti, che vale la pena di socializzare.

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27
dic
09

Vogliono mettere fuorilegge i Comunisti della Repubblica Ceca: mobilitiamoci! Aderisci all’appello!

04
gen
10

I fatti di Teheran: perché la borghesia iraniana è diventata verde dalla rabbia? – contro le menzogne dei media occidentali e dell’Onda Verde

http://www.resistenze.org/sito/te/po/in/poin9g04-005332.htm – di Puttini Spartaco

Dal giorno in cui in Iran si sono tenute le elezioni presidenziali la televisione ed i media ci mostrano le immagini delle manifestazioni che si svolgono a Teheran contro l’esito del voto.

Lo scrutinio ha stabilito la riconferma di Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica Islamica già al primo turno con il 64% dei voti. Secondo è arrivato, a notevole distanza, l’ex primo ministro Mussavi con il 34% dei voti. Ma Mussavi ha contestato i risultati elettorali lanciando accuse di brogli ed ha chiamato in piazza i suoi supporters. Da allora la capitale iraniana è stata attraversata da cortei imponenti per l’uno o per l’altro candidato ed è molestata da scontri sempre più gravi. La tensione è altissima.

I media occidentali riportano che il regime cerca di reprimere l’indignazione popolare che coinvolge principalmente i giovani e le donne, i veri soggetti repressi dalla teocrazia degli ayatollah; che il risultato delle elezioni è incredibile e che gli iraniani non ci possono credere; che per la prima volta dalla rivoluzione del 1979 il popolo sta sfidando il regime, soprattutto grazie ad internet.

Certo, qualcuno ammette che anche Ahmadinejad abbia i suoi sostenitori, ma si tratterebbe per lo più di contadini misogini, che vivono in campagna immersi da un tradizionalismo religioso che non accetta la modernità, lontani dalla capitale Teheran e dalle grandi città aperte alla “contaminazione” della globalizzazione. Nessuno si è preso la briga di intervistarli, trovando molto più interessanti i coraggiosi giovani che sfidano il dispotismo dei chierici ed ai quali viene dato in effetti molto spazio.

I giornali di casa nostra, solitamente inclini a demonizzare qualsiasi manifestazione si svolga da noi dove non vengono rispettate tutte le regole del bon-ton e dell’etichetta, mostrano una curiosa simpatia ed una benevola tolleranza nei confronti dei moti di Teheran, spesso degenerati in episodi di guerriglia urbana.

La nostra informazione ha finito così per appiattirsi sugli slogan della protesta senza cercare di offrire il minimo lume critico sull’intricata vicenda. In realtà per cercare di decifrare la difficile politica iraniana, notoriamente sconosciuta ai più, almeno in Occidente, bisognerebbe rinunciare ad accettare passivamente il punto di vista di una delle due parti.

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14
gen
10

Polonia: il ruolo controrivoluzionario di Solidarnosc

di Davide Rossi – su www.resistenze.org

“Solidarnosc è diventato il costruttore del capitalismo in Polonia.” La frase certo dura è ancora più pesante se si scopre che a pronunciarla è Aleksander Smolar, allora dirigente di quella formazione e inseguito consigliere del presidente della Repubblica espressione di Solidarnosc: Mazowiecki. Che cosa sia il capitalismo lo si può scoprire da un allora militante di Solidarnosc – forse oggi un po’ pentito – che non ha fatto carriera ma è rimasto ai cantieri navali di Danzica, cantieri che oggi non si chiamano più Lenin. Roman Swierszcz spiega: “Oggi i soldi sono tutto, siamo stati dimenticati e traditi, qui ai cantieri siamo rimasti in tremila e produciamo due navi l’anno, 25 anni fa eravamo 16mila e producevamo 30 navi.” Poi iniziò la stagione di Solidarnosc.

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29
gen
10

La FGCI di Torino aderisce all’appello Comunisti Uniti

L’appello per l’Unità dei Comunisti pubblicato lo scorso 21 gennaio sul Manifesto e diffuso in rete coglie in pieno le difficoltà della fase politica che stiamo attraversando e ha l’intento di rilanciare la discussione sulla riorganizzazione di un unico partito comunista nel nostro paese, andata ad affievolirsi tra i compagni della base dopo il lancio del primo appello il 17 aprile 2008 e successivamente contrastata dai gruppi dirigenti nazionali dei due partiti maggiori per lasciare spazio ad accordi politicisti e puramente elettorali.
La Federazione della Sinistra si sta dimostrando nei fatti essere semplicemente un agglomerato di gruppi dirigenti fallimentari che stanno lavorando per la costruzione di un nuovo contenitore di sinistra con cui avere qualche possibilità elettorale: basti vedere le esplicite richieste di collaborazione a Sinistra Ecologia e Libertà avvenute nei giorni scorsi da parte del portavoce nazionale della Federazione stessa, ossia Paolo Ferrero. Sorge dunque spontaneo dubitare che tutto il dibattito politico a sinistra sia ormai ridotto al tentativo di superare la scissione di Chianciano avvenuta all’interno del PRC nell’ottica di ritornare ad un’organizzazione di stampo arcobalenista e al movimentismo bertinottiano estremo.
L’esecutivo della FGCI di Torino sostiene dunque l’appello per l’Unità dei Comunisti come progetto strategico di riorganizzazione delle comuniste e dei comunisti in Italia in un unico partito radicato, organizzato e che ponga il tema della costruzione di un nuovo sindacalismo di classe con cui costruire la sinergia necessaria per tornare a difendere e a far avanzare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Sebbene all’interno della Federazione della Sinistra le posizioni dei comunisti sono sempre più marginalizzate, noi siamo disposti a lavorare affinché queste emergano con forza e si impongano nell’ottica di una reale riorganizzazione di un partito comunista organizzato e di classe.

L’Esecutivo Provinciale della FGCI di Torino, riunito in data 27 gennaio 2010, assume questo documento in quanto votato all’unanimità dai compagni presenti.

Ivano Osella, Coordinatore FGCI Torino
Gabriele Grilli, Responsabile Organizzazione
Alessandra Rizzo, Responsabile Diritti Civili
Andrea Stratta, Responsabile Radicamento Territoriale
Daniele Cardetta, Responsabile Comunicazione
Lorenzo Mauro, Responsabile Scuola e Università
Alessandro Palma, Responsabile Antifascismo

Torino, 28 gennaio 2010




il blog di Andrea Musacci - referente rivista L'ERNESTO per Ferrara e provincia

PERCHE’ QUESTO BLOG

Questo blog vuol essere un piccolo contributo per la diffusione della propaganda comunista oggi in Italia. E' incentrato sul tema fondamentale della ricostruzione di un senso comune solidaristico e di lotta nel nostro Paese, di una riscoperta, di un'attualizzazione e trasformazione in praxis del pensiero marxista-leninista. Crede nell'unità delle forze comuniste oggi organizzate in Italia, come passo non sufficiente ma assolutamente necessario ed urgente per ridare forza alla sinistra, alla lotta di classe, per contrastare le barbarie politiche, sociali e culturali tipiche del sistema capitalistico, e nello specifico delle forze reazionarie italiane. Crede quindi che i paesi socialisti ancor'oggi esistenti, soprattutto in America Latina ed Asia (Cina, Cuba, Venezuela e tante altre), siano la dimostrazione che il socialismo è ancora ovunque possibile, anzi necessario !

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Nel quarto anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

Lenin, 14 ottobre 1921 ... Noi abbiamo cominciato quest'opera. Quando, entro che termine precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed a quale nazione apparterranno coloro che la condurranno a termine? Non è questa la questione essenziale. È essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata. Continuate pure le vostre ipocrisie, signori capitalisti di tutti i paesi, che «difendete la patria» giapponese contro quella americana, l'americana contro la giapponese, la francese contro l'inglese, ecc! .... Alla guerra imperialista, alla pace imperialista, la prima rivoluzione bolscevica ha strappato i primi cento milioni di uomini. Le rivoluzioni successive strapperanno a simili guerre ed a simili paci l'umanità intera. E l'ultima nostra opera — la più importante, la più difficile, la più incompiuta — è l'organizzazione economica, la costruzione di una base economica per il nuovo edificio socialista che sostituisce quello vecchio e feudale distrutto, e quello capitalista semidistrutto. In questa opera, che è la più difficile e la più importante, abbiamo, più che in ogni altra, subito insuccessi e commesso errori. Come se si potesse incominciare senza insuccessi e senza errori un'opera simile, nuova al mondo! Ma noi l'abbiamo iniziata. Noi la continuiamo. Noi correggiamo appunto ora, con la nostra «nuova politica economica», tutta una serie di errori da noi commessi, noi impariamo come si deve proseguire nella costruzione dell'edificio socialista, in un paese di piccoli contadini, senza cadere in questi errori. Le difficoltà sono immense. Noi siamo abituati a lottare contro difficoltà immense. Non per nulla i nostri nemici ci hanno soprannominati uomini «granitici» e rappresentanti di una «politica che spezza le ossa». Ma noi abbiamo imparato anche, per lo meno sino a un certo punto, un'altra arte, necessaria nella rivoluzione, la flessibilità, la capacità di cambiare rapidamente e bruscamente la nostra tattica, di tenere in considerazione i mutamenti delle condizioni obiettive, di scegliere una nuova via verso il nostro scopo se quella di prima si è dimostrata inapplicabile, impossibile per un determinato periodo di tempo… ...Con uno studio tenace e perseverante, verificando praticamente l'esperienza di ogni nostro passo, non temendo di rifare più volte ciò che si è incominciato, correggendo i nostri errori, considerandone attentamente il significato, noi passeremo anche nelle classi successive. Noi seguiremo tutto il «corso», quantunque le circostanze della economia e della politica mondiale lo abbiano reso molto più lungo e difficile di quanto non avremmo voluto. Per quanto siano dure le sofferenze del periodo transitorio… noi non ci perderemo d'animo e, ad ogni costo, condurremo la nostra causa a una fine vittoriosa …