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di Alexander Höbel – http://lernesto.it 
A 92 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, qualcuno potrebbe chiedersi (e chiederci) perché celebriamo ancora quell’evento. A parte il fatto che anche date come il 14 luglio 1789 continuano a essere giustamente ricordate e celebrate, il punto centrale è un altro; e cioè che continuiamo a pensare che quell’evento abbia cambiato la storia del mondo, e che i suoi insegnamenti – e in generale la lezione del leninismo – siano tuttora fondamentali.
Tanto per cominciare, non si ricorderà mai abbastanza il fatto che quella Rivoluzione nacque in opposizione al massacro della guerra imperialista – la I Guerra mondiale – che stava devastando il mondo, trasformò l’ennesimo macello prodotto dalle logiche del capitale in un’occasione di trasformazione sociale, e costituì la leva essenziale della dissociazione della Russia – ormai Russia dei soviet – da quella “inutile strage”, giungendo a una pace giusta e senza annessioni (anzi, con la perdita di rilevanti pezzi di territorio), con un gesto che valeva molto di più delle vuote invocazioni pacifiste di tante forze democratiche e socialiste, cui poi non corrispondevano scelte conseguenti. Gli altri decreti varati all’indomani della Rivoluzione – quelli sulla terra ai contadini, la nazionalizzazione dei grandi impianti, il potere dei soviet, il rispetto delle nazionalità e il criterio della libera adesione al nuovo Stato – costituirono le prime realizzazioni di quegli obiettivi che i bolscevichi avevano proclamato prima della presa del potere: anche in questo caso, una coerenza tra il dire e il fare, che accrebbe grandemente il consenso popolare.
Continua a leggere ‘07 novembre: perché ricordiamo la Rivoluzione d’Ottobre’

da L’Unità del 14/08/1961 – su http://resistenze.org
Dopo una lunga attesa e numerose proposte rivolte alle potenze occidentali
Perché erano ormai necessarie le misure adottate a Berlino
La Repubblica democratica tedesca era l’unico paese a tenere senza controllo una parte dei suoi confini – Il provvedimento era stato rimandato per non acuire la tensione.
Le odierne misure adottate dal governo della RDT, in accordo con i paesi del Trattato di Varsavia sono di una legittimità evidente.
In effetti non si vede come di possa negare ad uno stato sovrano come ls RDT il diritto – e qui sta il nocciolo giuridico della questione – di prendere alle proprie frontiere i provvedimenti che ritiene più opportuni. Ma il problema non è solo giuridico e il diritto di cui si è detto non è soltanto tale è anche una necessità, giacché non si ha notizia di paesi che tengano sguarnita e priva di ogni garanzia e di ogni controllo una parte dei loro confini.
Se le misure sono state rinviate sino ad oggi è stato soltanto per non apportare altri elementi di tensione ad una situazione tutt’altro che semplice. Ma ormai la misura era veramente colma. «Abbiamo voluto operare col massimo di pazienza», ha detto un funzionario governativo.
Continua a leggere ‘Il Muro di Berlino come difesa necessaria per la Repubblica Democratica Tedesca’
di William Blum - da http://resistenze.org 
C’è da aspettarsi che entro poche settimane molti dei media occidentali mettano in moto le loro macchine propagandistiche per commemorare il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989. Tutti i luoghi comuni della guerra fredda sul Mondo Libero contro la tirannia comunista verranno rispolverati e sentiremo per l’ennesima volta la favola del muro e di come è caduto: nel 1961, i comunisti di Berlino Est avevano costruito un muro per impedire ai propri cittadini oppressi di fuggire a Berlino Ovest e verso la libertà. Perché? Perché ai commies (gli sporchi comunisti) non piace che la gente sia libera, ai commies non piace che il popolo apprenda la “verità”. Quale altra ragione poteva esserci?
Innanzitutto, prima che il muro fosse costruito, migliaia di tedeschi dell’est facevano i pendolari, andando ogni giorno a lavorare nella Germania occidentale e poi tornando all’est ogni sera. Chiaramente non erano imprigionati nella Germania orientale contro la loro volontà.
Continua a leggere ‘Un altro mito della guerra fredda: la caduta del Muro di Berlino’
http://lernesto.it 
L’80% dei comunisti spagnoli ritiene prioritaria la ricostruzione del Partito Comunista di Spagna, rispetto alla rifondazione di Izquierda Unida.
Oltre il 70% si pronuncia per il “marxismo-leninismo”. Il 90% per l’unità dei comunisti in un solo partito.
http://www.aginform.org/chiaia2.html
La strategia politico-militare
Il controverso patto di non aggressione (non un’alleanza, come spesso surrettiziamente si dice) tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, stipulato il 23 agosto 1939, che sorprese ed indubbiamente disorientò i partiti comunisti e i movimenti antifascisti in tutto il mondo (e che viene stigmatizzato dai nemici dell’URSS e dai trotzkisti come un tipico esempio del cinismo di Stalin e come un puntello fornito dalla patria del socialismo al nemico principale del proletariato e dei popoli liberi), era in realtà la sola alternativa rimasta aperta per il governo sovietico contro il rischio che, nell’isolamento dalle altre potenze imperialiste e sostanzialmente con il loro avallo, l’Unione Sovietica si trovasse ad affrontare da sola l’offensiva nazista.
www.fgci.it 
Da anni ormai si ripetono in America Latina i tentativi da parte degli Stati Uniti e del grande capitale di mettere a rischio i processi democratici che hanno cambiato negli ultimi tempi l’assetto politico, economico sociale, dell’intero continente sudamericano. L’attacco, assolutamente ingiustificato, verso il Venezuela di Chavez sembra presagire una fase di tensione che nessuno si augura. Esprimiamo la nostra solidarietà rivoluzionaria nei confronti del Governo del compagno Chavez e di tutto il popolo Venezuelano, pubblicando di seguito questo comunicato, giuntoci direttamente dal Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores del Venezuela.
Continua a leggere ‘L’america latina a rischio di instabilità – sette basi militari USA in Colombia’
La collettivizzazione dell’agricoltura in URSS: una vittoria decisiva dell’economia socialista
di Adriana Chiaia-su www.resistenze.org
Premessa
«Lasciandoci, il compagno Lenin ci ha comandato di rinsaldare con tutte le forze l’alleanza degli operai e dei contadini. Ti giuriamo, compagno Lenin, che non risparmieremo le nostre forze per adempiere con onore anche questo tuo comandamento!»1
Questo solenne giuramento fa parte del discorso pronunciato da Giuseppe Stalin al II Congresso dei Soviet dell’URSS, il 26 gennaio 1924, pochi giorni dopo la morte di Lenin (21 gennaio). In questo e negli altri punti del giuramento Stalin ribadiva l’impegno del partito bolscevico a proseguire l’opera di Lenin nella costruzione del socialismo. Il tono enfatico risentiva della commozione del tragico momento. Che non si trattasse di vuota retorica fu dimostrato dalla difesa pertinace della linea marxista e leninista che Stalin condusse per tutta la vita, guidando il partito bolscevico nei frangenti più difficili e nelle scelte decisive che, malgrado tutte le difficoltà esterne ed interne, ne caratterizzarono la linea politica e la sua attuazione pratica.

http://www.ideasherwood.org/drupal/contributi
1. Elevamento del tenore di vita
Dal 1980 ad oggi il reddito del cittadino cinese è aumentato del 9,7% ogni anno e quello del contadino del 5% ogni anno. Si tratta di aumenti reali che tengono conto dell’evoluzione dei prezzi.
2. Vantaggi per il terzo mondo
La crescita dell’economia cinese ha impedito una recessione mondiale. L’importazione di prodotti dalla Cina ha creato 10 milioni di posti di lavoro all’estero, principalmente nel terzo mondo. Il commercio con la Cina ha permesso a molti paesi di sottrarsi ai tentacoli opprimenti degli Stati Uniti.
Continua a leggere ‘Le dieci grandi realizzazioni in Cina dal 1980′

http://rifondazionenichelino.blogspot.com/
1) Il popolo cubano sopporta un blocco economico, commerciale e finanziario dal 1961 come misura di guerra per essersi liberato dall’imperialismo yankeeche castiga ogni impresa che commercia con Cuba e che detto embargo non è legittimato dalle Nazioni Unite? Nell’ottobre di quest’anno 185 paesi dei 192 che compongono le Nazioni Unite hanno votato a favore della fine del suddetto blocco. I danni causati all’economia cubana a causa dell’embargo economico nordamericano sono stati stimati in più di 53 miliardi di euro, tra il 1961 ed 2008. Quindi chi è che pratica una politica genocida verso il popolo cubano, se non gli USA.
2) il popolo cubano celebra le elezioni ogni 5 anni negli ambiti municipali, provinciali e statale e che le stesse non sono su base partitica, nemmeno il Partito Comunista può partecipare, ma esiste una libera concorrenza tra i candidati alle elezioni, che sono proposti dalle assemblee popolari di ogni ambito, sullo stile della democrazia assembleare della Rivoluzione Francese dei primi anni. Si critica Cuba per non permettere il pluripartitismo politico – a Cuba ogni cubano è un partito! – ma oggi sappiamo che il pluripartitismo in un contesto capitalista dove tutto è merce non garantisce per il solo fatto di esistere che ci sia anche la democrazia, cioè, il governo del popolo per il popolo, ma solo una partitocrazia al servizio dei più ricchi, con un forte bipartitismo che si alterna al governo, secondo la tendenza ideologica (più liberale o più conservatrice) dei più ricchi;
http://www.circolorussell.it/index.php?doc=58
(leggi anche: http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9i14-005515.htm, sul Muro di Berlino)
Dal ”Libro nero del capitalismo” (Marco Tropea Editore)
CAPITALISMO E BARBARIE
RIEPILOGO DEI MASSACRI E DELLE GUERRE PROVOCATE DAL CAPITALISMO NEL (solo) XX° SECOLO” (fino al 1998)
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Ultime repressioni anti-indiane negli USA, che segnano la fine del genocidio iniziato nel XIX° sec. Morti 100 000
- Guerra angloboera (per il controllo del Sud Africa 100 000
- Vittime delle conquiste coloniali della fine del XIX° e dell’inzio del XX° secolo (tra cui la conquista della Corea dal Giappone, 1908) 500 000
- Guerra Russo-Giapponese (1904 – 1905). La sola battaglia di Mukden provoco’ piu’ di 100 000 morti 300 000
- Repressione della rivoluzione del 1905 in Russia 100 000
da: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell’Afghanistan
1978-1992:
Il PDPA, partito socialista filo-comunista, mise in atto un programma di governo socialista che prevedeva principalmente una riforma agraria che ridistribuiva le terre a 200mila famiglie contadine. Ma anche l’abrogazione dell’ushur, ovvero la decima dovuta ai latifondisti dai braccianti. inoltre fu abrogata l’usura, i prezzi dei beni primari furono calmierati, i servizi sociali statalizzati e garantiti a tutti, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne e i sindacati legalizzati. Si svecchiò tutta la legislazione afghana col divieto dei matrimoni forzati, la sostituzione delle leggi tradizionali e religiose con altre laiche e marxiste e la messa al bando dei tribunali tribali. Gli uomini furono obbligati a tagliarsi la barba, le donne non potevano indossare il burqa, mentre le bambine poterono andare a scuola e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati.
Si avvio anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche.
di Sergio Ricaldone – su Gramsci oggi del 01/10/2009 – da www.lernesto.it
v. anche: http://www.ideasherwood.org/capire_la_cina.pdf

Il 1949 è stato un anno cruciale della storia contemporanea.
Il 4 aprile, con la firma a Washington del Trattato Nord Atlantico (Nato), l’Occidente mette a punto la sua poderosa macchina militare anticomunista. La guerra fredda contro l’URSS supera la soglia del conflitto ideologico e la Nato mostra al suo mortale nemico i suoi denti al plutonio. Le bellicose intenzioni di fermare con qualsiasi mezzo, inclusa la bomba atomica, l’espansione delle idee comuniste e dei movimenti di liberazione antimperialisti erano già state annunciate dai kilotoni che quattro anni prima avevano incenerito Hiroshima e Nagasaki.
da: http://www.ilbriganterosso.info/ 
Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del “cambiamento” ha mantenuto lo stesso “Ministro della Guerra” di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata “Operazioni di emergenza di Oltremare” (Oco).
Iraq. Il ritiro degli Usa dall’Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la “guerra sbagliata”, per impiegarle sul fonte della “guerra giusta”, quella in Afghanistan.
Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla “nuova strategia”, nei fatti Obama sta perseguendo un’escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.
Continua a leggere ‘La politica imperialista del Nobel per la pace Obama’
http://www.antimafiaduemila.com/
di Federico Rampini – 9 ottobre 2009
New York. Contro l´atomica iraniana arriva la Superbomba americana. Il Pentagono ieri ha dovuto confermare lo scoop della tv americana Abc. «Entro pochi mesi – ha dichiarato il portavoce della Difesa Geoff Morrel – sarà operativa la nuova bomba anti-bunker».
Continua a leggere ‘Una Superbomba contro l’Iran l’ultima invenzione del Pentagono’
UNA TASK FORCE U.S.A. PER FERMARE L’AMERICA LATINA – la nuova mossa di Obama, uomo di ‘pace’
Imponente la potenza di fuoco del nuovo strumento di intervento militare statunitense.
di Antonio Mazzeo 
Negli stessi giorni in cui è stata ufficializzata l’assegnazione del premio Nobel per la pace al presidente Barack Obama, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha annunciato la costituzione di una nuova e potentissima task force aeronavale destinata a presidiare i mari del contiente latinoamericano. Si tratta del Carrier Strike Group CSG 1 e il suo comando operativo sarà attivato a San Diego (California). Come dichiarato dal Comando della III Flotta dell’US Navy che ne coordinerà gli interventi, “il CSG 1 sosterrà la strategia marittima nazionale, aiuterà nella promozione delle partnership regionali, farà da detterente alle crisi, proietterà la potenza militare USA, promuoverà la sicurezza navale e fornirà assistenza in caso di disastri naturali all’interno di una vastissima area di operazioni dell’Oceano Pacifico”.
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(da “ Liberazione” di venerdì 16 ottobre)
di Fosco Giannini, Direzione Nazionale Prc
Caro compagno Ferrero, credo sia tempo di porti una domanda: perché respingi la proposta, avanzata dal Pdci – ma ormai fatta propria da tanta parte dei quadri e della base del Prc, dalla diaspora e dall’elettorato comunista – di unire i due piccoli partiti comunisti italiani?
Non è una domanda retorica, un artifizio: è tutta quell’area, ormai vastissima ( anche esterna ai due partiti comunisti , che chiede l’unità, che non sopporta più di vedere i comunisti dissanguarsi, dividersi ) a portela. E’ una domanda vera: vorrebbero tutti conoscere i motivi di fondo (politici, teorici, tattici, strategici, quelli che siano) che ti spingono a dire no.

Il Tar del Lazio ha ammesso i ricorsi alla Corte Costituzionale di Sinistra e libertà (all’epoca Partito Socialista, Verdi e Sinistra democratica) e di Rifondazione comunista e Partito dei comunisti italiani contro l’assegnazione di un seggio a un europarlamentare della Lega Nord e di un altro dell’Italia dei Valori, a favore di Oliviero Diliberto e Nichi Vendola.
da www.fuoripagina.net – di Vindice Lecis 

Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, sta boicottando il processo unitario che punta a ricomporre la diaspora dei due piccoli partiti comunisti? E ancora: il partito della Rifondazione comunista è prigioniero del “bertinottismo”, vale a dire quel misto di spontaneismo e di tendenziale volontà di superare la tradizione comunista italiana?
Sono questi interrogativi che nascono dall’interno del partito di Ferrero, voci preoccupate per lo stallo del processo federativo e, più in generale, per l’appannamento dell’ipotesi “fusionista”. Un dirigente di primo piano di Rc, Fosco Giannini leader dell’Ernesto (una componente interna del partito) ha inviato una lettera aperta al suo segretario squarciando il velo dell’ipocrisia.

[ Leggi anche la storia di Manuel Eliantonio, 22 anni, ammazzato come un cane nel carcere di Marassi a Genova: http://baruda.net/2008/10/22/il-corpo-di-manuel-eliantonio/ ]
una foto recente di Stefano
da Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=179356329608&ref=mf

il corpo distrutto di Stefano dopo la morte
Dopo Aldo Bianzino, è toccato a un altro consumatore di cannabis. Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per possesso di qualche grammo di cannabis e cocaina viene rinchiuso a Regina Coeli il 16 ottobre scorso, poi trasferito all’ospedale Pertini di Roma muore subito dopo. Sul suo corpo i genitori hanno riscontrato tumefazioni e lesioni. A denunciare una morte “su cui fare chiarezza e giustizia” sono Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, l’associazione che si batte per i diritti nelle carceri, e Luigi Manconi , presidente di ‘A Buon Diritto’.
da www.estense.com
Poggio Renatico. Entro il marzo 2010 la NATO affiderà alla base radar di Poggio Renatico il controllo dello spazio aereo compreso tra l’Oceano Atlantico e il delta del Danubio e l’eventuale conduzione di raid dei cacciabombardieri alleati in quest’area.
La decisione di potenziare ed estendere geograficamente le funzioni dell’infrastruttura militare italiana è stata resa nota a conclusione della conferenza annuale dei comandanti NATO della Regione Sud, tenutasi proprio a Poggio Renatico e a cui ha partecipato, tra gli altri, il generale dell’US Air Force, Maurice L. Mc Fann, comandante supremo della componente aerea dell’Alleanza Atlantica in Europa.
Continua a leggere ‘A Poggio Renatico (FE) il controllo delle forze aeree NATO in Europa’
da www.lacinarossa.net 
Contrariamente alla concezione ancora dominante nella sinistra antagonista occidentale, la grande maggioranza dei dirigenti degli studenti che scesero in piazza in Cina nel 1989 volevano il capitalismo e la democrazia occidentale per il loro paese, anche se utilizzavano demagogicamente delle parole d’ordine contro “la burocrazia” e la corruzione del partito comunista cinese.
Proviamo a dimostrare con “fatti testardi” (Lenin) questa tesi.
Continua a leggere ‘La natura capitalistica dei leader di Tienanmen nel 1989′
Cito integralmente il commento di un compagno sul tema del Partito Sociale. 
L’ intera discussione si trova su: http://www.ilbriganterosso.info/?p=677&cpage=1#comment-1140 .
di Sandro B.
Con tutto il rispetto che devo all’impegno e al lavoro del compagno Piobbichi e dei compagni impegnati con lui devo esprimere la mia freddezza sulla proposta del Partito Sociale.
Considero tale proposta come negativa per i seguenti motivi:
• Da anni il gruppo dirigente critica la “forma partito”, giudicata un relitto del ‘900.
L’idea di “partito sociale” approfondisce tale revisione ideologica e organizzativa.
• Il modello è la “concretezza” del partito socialista olandese (il cosiddetto partito del pomodoro), cioè contrastare la crisi sociale con gruppi di acquisto solidali, palestre popolari, corsi di alfabetizzazione, mercatini dei libri usati od organismi caritatevoli che raccolgono nei supermercati prodotti destinati al macero per darli ai poveri. Si propone in sostanza di archiviare la lotta di classe con una svolta verso l’associazionismo. In tale visione è forte il pessimismo nella capacità dei lavoratori di cambiare la società: il carovita non si combatterebbe lottando per la scala mobile, il carolibri a scuola non si contrasterebbe con case editrici pubbliche gestite dai lavoratori, ecc. Il circolo di partito tenderebbe ad avere una funzione assistenziale, sostitutiva dello stato sociale, avulsa dallo scontro politico nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri.
Continua a leggere ‘Il Partito Sociale mette fine alla lotta di classe’
di Andrea Musacci
Ieri è uscita la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha detto ‘no’ ad esporre il crocifisso nelle scuole.
Penso, innanzitutto, che un Paese possa definirsi laico, anche se il cattolicesimo (o un’altra religione) al suo interno è maggioritario – sempre che le gerarchie ecclesiastiche rispettino i limiti della laicità stessa; ma laico significa, tra le varie cose, che lo Stato nei luoghi pubblici non può prediligere simboli di una specifica cultura o religione. 
La Costituzione Italiana recita: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” (art. 8). Insomma, nella Costituzione non c’è scritto che lo Stato rappresenta la religione maggioritaria, o che la privilegia. C’è uguale rispetto e ci sono uguali diritti per tutte le religioni.
Continua a leggere ‘ALCUNE RIFLESSIONI SU ‘STA DANNATA QUESTIONE DEL CROCIFISSO NEI LUOGHI PUBBLICI’

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