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I COMUNISTI APPOGGIANO LO SCIOPERO DEI RICERCATORI UNIVERSAITARI

Da ormai oltre due anni è forte il malcontento in tutto il Paese verso le politiche del Governo Berlusconi nei confronti dell’Università pubblica. 

Nel 2008-2009 la manovra finanziaria (L. 133) e la L.1 hanno attuato una limitazione del turn over di docenti e ricercatori al 20%, hanno “proposto” la possibilità per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato, e hanno attuato un taglio di 1,5 miliardi di euro di finanziamenti tra il 2010 e il 2011.

Attualmente alla Camera si sta discutendo il disegno di legge Gelmini, ultimo atto di questa sagra fondata sulla demolizione dell’idea di Università pubblica, statale e libera. Questo prevede, tra le altre cose, l’eliminazione del Consiglio degli Studenti, un numero di privati maggioritario all’interno del Cd’A e un forte calo delle risorse per il diritto allo studio.

Per quanto riguarda i ricercatori, la situazione è altrettanto tragica: l’art. 12 del presente disegno di legge prevede, infatti, esclusivamente contratti a tempo determinato di durata triennale, prorogabili una sola volta per altri tre anni previa valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte.  Insomma, il contratto a tempo indeterminato non esisterà più.

 Per tutti questi motivi, da alcune settimane i ricercatori hanno iniziato scioperi e proteste in tutta Italia: 6000 ricercatori hanno dichiarato di aderire alla protesta. Gravissima è stata la reazione del Rettore di Bologna Prof. Ivano Dionigi il quale ha deciso di sostituire i ricercatori in sciopero con professori a contratto.

 Per quanto riguarda l’Università di Ferrara, i ricercatori che aderiscono al blocco della didattica sono oltre un centinaio, quasi il 60% dei 200 che sono assunti da UniFe. Ciò porterà le Facoltà di Ingegneria, Scienze, Farmacia, Architettura e Lettere e Filosofia  a non riuscire a far partire l’Anno Accademico nei tempi previsti. I ricercatori di Economia, Medicina e Giurisprudenza hanno comunque espresso solidarietà ai colleghi.

Sia a Ferrara che a livello nazionale i ricercatori chiedono che siano svolti regolari concorsi nazionali a cadenza annuale, basati sulla valutazione dei titoli e dell’attività di ricerca e didattica. Gli ultimi concorsi risalgono infatti al 2005.

La FGCI e il PDCI – Federazione della Sinistra anche a Ferrara appoggiano le proteste dei ricercatori e gli scioperi indetti dalla FLC-CGIL a partire dall’8 ottobre prossimo.

Gli scioperi e le proteste dei ricercatori sono uno strumento per evidenziare l’importanza degli stessi nel mondo universitario: senza di loro verrebbero, infatti, a mancare servizi essenziali per gli studenti che spesso i ricercatori stessi compiono gratuitamente.

 Ci auguriamo infine che la proposta del Rettore bolognese Prof. Dionigi di sostituire i ricercatori in sciopero con docenti a contratto sia bloccata e non sia imitata dal nostro Ateneo.


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il blog di Andrea Musacci - Coordinatore FGCI-PdCI Ferrara

PERCHE’ QUESTO BLOG

Questo blog vuol essere un piccolo contributo per la diffusione della propaganda comunista oggi in Italia. E' incentrato sul tema fondamentale della ricostruzione di un senso comune solidaristico e di lotta nel nostro Paese, di una riscoperta, di un'attualizzazione e trasformazione in praxis del pensiero marxista-leninista. Crede nell'unità delle forze comuniste oggi organizzate in Italia, come passo non sufficiente ma assolutamente necessario ed urgente per ridare forza alla sinistra, alla lotta di classe, per contrastare le barbarie politiche, sociali e culturali tipiche del sistema capitalistico, e nello specifico delle forze reazionarie italiane. Crede quindi che i paesi socialisti ancor'oggi esistenti, soprattutto in America Latina ed Asia (Cina, Cuba, Venezuela e tante altre), siano la dimostrazione che il socialismo è ancora ovunque possibile, anzi necessario !

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Nel quarto anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

Lenin, 14 ottobre 1921 ... Noi abbiamo cominciato quest'opera. Quando, entro che termine precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed a quale nazione apparterranno coloro che la condurranno a termine? Non è questa la questione essenziale. È essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata. Continuate pure le vostre ipocrisie, signori capitalisti di tutti i paesi, che «difendete la patria» giapponese contro quella americana, l'americana contro la giapponese, la francese contro l'inglese, ecc! .... Alla guerra imperialista, alla pace imperialista, la prima rivoluzione bolscevica ha strappato i primi cento milioni di uomini. Le rivoluzioni successive strapperanno a simili guerre ed a simili paci l'umanità intera. E l'ultima nostra opera — la più importante, la più difficile, la più incompiuta — è l'organizzazione economica, la costruzione di una base economica per il nuovo edificio socialista che sostituisce quello vecchio e feudale distrutto, e quello capitalista semidistrutto. In questa opera, che è la più difficile e la più importante, abbiamo, più che in ogni altra, subito insuccessi e commesso errori. Come se si potesse incominciare senza insuccessi e senza errori un'opera simile, nuova al mondo! Ma noi l'abbiamo iniziata. Noi la continuiamo. Noi correggiamo appunto ora, con la nostra «nuova politica economica», tutta una serie di errori da noi commessi, noi impariamo come si deve proseguire nella costruzione dell'edificio socialista, in un paese di piccoli contadini, senza cadere in questi errori. Le difficoltà sono immense. Noi siamo abituati a lottare contro difficoltà immense. Non per nulla i nostri nemici ci hanno soprannominati uomini «granitici» e rappresentanti di una «politica che spezza le ossa». Ma noi abbiamo imparato anche, per lo meno sino a un certo punto, un'altra arte, necessaria nella rivoluzione, la flessibilità, la capacità di cambiare rapidamente e bruscamente la nostra tattica, di tenere in considerazione i mutamenti delle condizioni obiettive, di scegliere una nuova via verso il nostro scopo se quella di prima si è dimostrata inapplicabile, impossibile per un determinato periodo di tempo… ...Con uno studio tenace e perseverante, verificando praticamente l'esperienza di ogni nostro passo, non temendo di rifare più volte ciò che si è incominciato, correggendo i nostri errori, considerandone attentamente il significato, noi passeremo anche nelle classi successive. Noi seguiremo tutto il «corso», quantunque le circostanze della economia e della politica mondiale lo abbiano reso molto più lungo e difficile di quanto non avremmo voluto. Per quanto siano dure le sofferenze del periodo transitorio… noi non ci perderemo d'animo e, ad ogni costo, condurremo la nostra causa a una fine vittoriosa …

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